Archivi per la categoria ‘pornolove’
L’inferno celeste delle piccole gioie.
Ti alzi una mattina e ti chiedi perchè. Come sei arrivata a questo punto. Quanta importanza ha la tua esistenza su una scala da zero a uno. Zero? Uno? Se fosse possibile quantificare l’infelicità tu saresti la regina della scala zero a uno. E non è perchè ti sei rotta un piede facendo una cosa stupidissima. Non perchè la tua estate ha visto solo le pareti del tuo appartamento in affitto trentasettemetriquadricalpestabili. Non centrano neanche le scarpe fuori moda o i capelli sfibrati. Sono le piccole cose. Così piccole che ti innalzano al cielo come fossi una divinità d’oltretomba. L’inferno celeste delle piccole gioie. E’ da li che ti rendi conto di quanta importanza ha la tua esistenza. Ti alzi una mattina e ti rendi conto che, se fosse possibile quantificare l’infelicità,tu saresti la regina della scala zero a uno.
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Silenzi macrobiotici ogni sera alla stessa ora avvolgono mura lontane del freddo mancarsi addosso. Cerco soluzioni permanenti in bicchieri ikea accuratamente riempiti con vodka keglevich del colore dei miei capelli. Un rosa sbiadito inneggiante all’amore.
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25 giorni di silenzio stravolgente. Una se ne sta li buona col suo cocktail e i suoi pensieri sul da farsi. Un’ondata di sentimenti improvvisi. Avvinghiati come cinghiali esterrefatti dall’amore. Amore ??? Esterrefatti. Parole messe a caso sono poi soltanto il risultato di un tot di girotondi emotivi. Un silenzio che ne vorresti dire di cose. Chiuse a chiave in un certo posto centrifugano scintille fluorescenti che ce ne vuole di coraggio. Grandi palle. Paure innominabili. Ce l’hai li sulla punta della lingua. Acronimi strampalati e buffe battutine pseudoromantiche. Ore lunghissime. Grovigli adolescenziali rendono il tutto da mille e mille notti. E mille altre. Ancora. Non si dice ma sta lì. Che nemmeno t’immagini.
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Finalmente un senso d’appartenenza. Ho scoperto che il segreto sta nel non muoversi,non nel cercare a tutti i costi di venirne fuori. Te ne stai li,a fondo nel tuo piccolo angolo di merda buia, a cercare il clamoroso bug del tuo sistema di sopravvivenza, e arriva qualcuno che fissa il vuoto con te. Com’è alto sto soffitto. Quant’è stronza la gente. Che fatica la fuori. Come se i nostri processori viaggiassero sulla stessa scheda madre. Come se la nostra memoria virtuale costituisse il nucleo centrale dell’underground interattivo delle nostre cortecce cerebrali. Zero compromessi. Solo essere. Ho scoperto che il segreto per debuggare il mio sistema di sopravvivenza non sta nel correggere il codice sorgente, ma nel trovare un altro sistema corrotto.
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alice nel pozzo quel giorno senza meraviglie sentiva di quel cuore lo schianto non c’è fine solo male brutta bestia come stelle il suo dolore senza eco ti chiamava come stelle cadeva all’istante l’abbandono sentiva lontano l’amore moriva nel pozzo senza fine il suo cuore come stelle-meraviglia lo strappavi dal suo petto non lo senti quanto batte si schianta cercandoti dimmi ora cosa ho fatto alice è morta io ti amo.
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Rew – 29 Settembre 2004
Rew – 29 Settembre 2004
Ho sognato la tua testa fra le gambe. So – you – said – that – I – shall – try – to go on. Da 37 minuti colpisco violenta il pavimento con i tacchi. 37 minuti di stupro-pavimento misty cara vaffanculo. Misty cara vaffanculo. Cosi – tu – hai – detto – che – io – dovrei – provare – ad – andare – avanti. Il tuo nome si fotte tra le urla. Cenerentola senza scarpetta. La mia bocca. Io ti amo. Stammi addosso. Voglio musica. Voglio musica. La tua lingua dappertutto. Latualinguadappertutto. Liricissimi microsecondi sentimentali sbattono contro le vene urlano cazzo urlano. Il. Tuo. Nome. Disfunzione chimica gastrointestinale. Sono perfettamente liquida. Bevimi. Ti ho appena vomitato e ora sono leggera come una farfalla. Potrei volare affanculo. Prendere a calci la tua testa mentre rotola stronza sul pavimento e riprendere il volo. E’ tutto nero e del fottuto splendido non me ne frega un cazzo. Dammi un’accetta che ti faccio vedere come faccio fare il bungy jumping alla tua testa. Alice è incazzata a morte e se ne strafotte di tutto. Liquido strafottersene di tutto. Il pensarti fragile e smielato assorbe minuti stronzissimi. Da molti giorni non ci sei e da molti giorni mi manchi. Ingoio milligrammi di profumo per averti. Sempre. Dentro. Torna. Non sei mai stato. Mai stato. Mio. Infantile illudersi. Possedere ciò che non è. Stronzissimo fottere occasionale. Come quando niente è reale. So – you – said – that – I – shall – try – to go on. Respiro aria da cesso 2×2. Invento stronzate mistiche da cesso-nicotina. Tutto nero fottuto e stronzo nero che cazzo me ne frega cosacazzomenefrega. Come una goccia. Trasparente e stronza. Stronza. Infantile illudersi. Scivolare e sparire. Perfettamente liquida. Ingoiami pornografica. Fottutamente slave. Io ti amo.
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vale dice che sopravvaluto un tot di situazioni. sono talmente avanti nella scala evolutiva che mi aspetto troppo anche dai falliti dichiarati. spero sempre di trovare un briciolo di dignità nei pantaloni di certa gente. è che sono troppo romantica. mi sveglio a una certa ora con un tot di pensieri per la testa. esco in pigiama a comprare le sigarette. questa città è così buia e fredda di notte. mi ricorda te.
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T’immaginavo devoto supplicarla in ginocchio. M’è esplosa una rabbia che non ti sò dire. Ora il perchè mi sembra irrilevante. Stupido forse. Completamente slave t’abbassavi pregando. C’era acqua dappertutto. Mi sarei schiantata sull’asfalto mille volte. E altre. Bagnata come un pulcino abbandonato tiravo pugni contro al muro. Tremavo paura che non ti sò dire.
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Cambio direzione come un treno impazzito. Come sei arrivato. Così. Senza importanza. Te ne sei andato identico. Un soffio di vento senza potere. Immobile come fossi uno specchio. Senza riflesso immaginavo il tuo stomaco piangere a dirotto per quel poco che è stato. Come te anche lui è arrivato. Come un treno l’ho travolto fracassondolo in mille e mille e mille pezzi di vetro. Al telefono ore 17.15 venerdì pomeriggio non resta nulla del suo fare da supereroe con la sindrome da donna incinta. Diventa miele il suo isterismo. Ti voglio per sempre.
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